SU DI ME

  • Renato Minore
  • Gianni Filippini
  • Luciano Piras, La Nuova Sardegna
  • Aldo Maria Morace
  • Paolo Piquereddu
  • R.C., L'Unione Sarda
  • Valentina Serra, Bollettino '900
  • Maria Lucia Sancassano, Ha Keillah
  • Angelo Mundula, L'Osservatore Romano
  • Il Corriere della Sera 
  • Italica, Toronto University
  • Monica Jansen, Inge Lanslots,Bollettino '900
  • Michela Murgia, Prefazione di Il nostro padrone di Grazia Deledda, Ilisso
  • Darby Tench, Italian Culture
  • Silvia Valisa, Journal of Modern Studies
  • Paola Pittalis, La Nuova Sardegna
  • Luciano Piras, @DDurudduru
  • Il Messaggero Sardo
  • La compagnia teatrale Il Crogiuolo
  • Maria Paola Masala, L'Unione Sarda

 

Renato Minore

 

È stata una bella occasione quella del Premio Cambosu (7 maggio 2016) per parlare di letteratura, per ricordare uno scrittore importante e da conoscere meglio come Cambosu, per festeggiare due scrittori come Bianca Pitzorno e Francesco Costa i cui romanzi sono assolutamente da leggere. Una bella esperienza la mia per conoscere molti intellettuali sardi , la coppia così empatica dei Piras, Paola Masala, il prof. Duilio Caocci, con le sue penetranti idee sulla letteratura e cultura sarda del 900, Gianni Filippini con le sua preziosa memoria, presenti per l’occasione con una forte radice comunitaria e culturale,

e per apprezzare la grande competenza e "serietà" culturale e la forte tenacia organizzativa, lo sprint con cui Angela ha ideato e realizzato la prima uscita in pubblico di questa bella idea del premio.

 

 

Gianni Filippini, Direttore editoriale dell'Unione Sarda 

A proposito della Presidenza della Giuria del Premio Cambosu

 

"Cara Angela sono davvero contento che sia stata chiamata a presiedere la Giuria del Premio che porta il nome del grande Salvatore Cambosu. Sotto la tua guida illuminata e con l'apprezzabile Giuria sono certo che il Premio otterrà un posto di prestigio nel complesso mondo dei concorsi letterari. Complimenti, auguri e un amichevole abbraccio." FB

                                                                                                        

 

 

    La Nuova Sardegna

 

                                                                                  Guiso new entry del Centro Levi

              Nuovo riconoscimento per l'opera critica di Angela Guiso Due suoi saggi sono ora nel Fondo bibliografico Primo Levi

 NUORO

 

Nuovo prestigioso riconoscimento per l'opera critica di Angela Guiso. Stavolta arriva direttamente dal Centro internazionale di studi Primo Levi, sede in via del Carmine a Torino, la città del grande scrittore, uno dei massimi protagonisti del Novecento italiano e non solo. Il fondo bibliografico "Primo Levi", infatti, è stato appena incrementato di due scritti della saggista nuorese,"La montagna e l'isola: intersezioni iconiche nella narrativa di Primo Levi", pubblicato nel 2013 sulla rivista internazionale «Italica», e "La parola negata. L'infanzia e le sue allegorie nell'opera di Primo Levi", uscito nel «Bollettino '900», sempre nel 2013. Il nome di Angela Guiso entra così in un lungo elenco di critici e studiosi che vanno da Alberto Asor Rosa a Elena Loewenthal a Marco Belpoliti. (l.p.)

 

03 marzo 2015 

 

 

 * Il doppio segno della scrittura. Deledda e oltre, (Prefazione di Sandro Maxia), Delfino, Sassari, 2012

  • Aldo Maria Morace:

"Non posso che complimentarmi con Angela Guiso per questo volume che costituisce la sintesi di anni e anni di studio e letture, di approfondimenti critici che ha portato avanti con coerenza di metodo e anche con novità sostanziale nell’ambito della critica deleddiana. Voglio dire che non potremmo fare a meno di ricorrere alle sue pagine nel momento in cui dovessimo ripensare alla Deledda."

 

(Dalla presentazione del 20 maggio 2013 presso l'Istituto Superiore Regionale Etnografico, Nuoro)

 

Aldo Maria Morace è professore ordinario di Letteratura italiana e preside della facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università di Sassari, è - fra gli altri - presidente di due comitati scientifici fondati per curare l'edizione nazionale dell'opera omnia di Luigi Capuana e di Federico De Roberto. E' presidente della Fondazione Corrado Alvaro.


  • Paolo Piquereddu, Direttore Generale dell'Istituto Superiore Regionale Etnografico:

 

"Un libro importante che ha immediatamente suscitato l’interesse del nostro Istituto .

Una ricerca - e uno studio originale - che traccia e affronta tematiche che sono molto vicine all’antropologia (...) Una dimensione antropologica estremamente interessante al di là del fatto che sia un libro di storia e di critica letteraria"

 

 L'Unione Sarda del 17/08/2013

Uno sguardo su Satta: le opere, il diritto e le testimonianze

                                   

La copertina in bianco e nero con l'immagine di tre donne - avvolte in un fazzoletto buio sotto l'ombrello - è l'ultima nota preziosa del libro raffinato, edito da Aipsa, “Il giorno del giudizio. Ambiti e modelli di lettura”, a cura di Maurizio Masala e Valentina Serra. Le foto che ne corredano le pagine sono tratte dal volume di Ilisso sul pittore nuorese Antonio Ballero (1864-1932). L'occasione per riparlare di Salvatore Satta, uno dei più grandi scrittori della Sardegna, fu il centenario della sua nascita, avvenuta a Nuoro il 9 agosto del 1902, ma l'opera, dopo la sua recente pubblicazione, mantiene intatte la novità e l'originalità di quelle analisi. A fare da introduzione sono le Testimonianze, a chiudere, la sezione dedicata alla Ricezione. In mezzo, gli interventi critici dentro il segmento Letture, nell'ordine di Andrea Cannas, Giovanni Cara, Angela Guiso, Giulio Paulis, Giovanni Pirodda, Cristina Lavinio, Mariangela Sedda, Lidia Sedda, Sandro Maxia. Introduce Giovanni Pirodda.In particolare, l'attenzione si appunta sul ruolo rivestito dallo scrittore nuorese nel campo del diritto e quello in ambito letterario, e non si pensi solo al “Giorno del giudizio” e al romanzo “La veranda”, ma ai “Soliloqui e colloqui di un giurista” - per Pirodda: “notevolissimi esempi di saggistica letteraria” - o al carteggio con l'amico Bernardo Albanese.

Il convegno, promosso dal Dipartimento di filologie e letterature moderne dell'Università di Cagliari e dall'Associazione Portales, ha posto l'accento maggiore sull'opera capolavoro, con particolare riguardo alla Ricezione per la vasta eco suscitata nei paesi occidentali fin dalla sua pubblicazione. Uno spazio adeguato è stato riservato alle Testimonianze di quanti conobbero Satta, mentre, nella parte centrale, sono incastonati i contributi che hanno reso possibile una nuova e originale lettura. Varie le suggestioni testuali, studiate secondo i parametri più diversi. E così, sotto la lente d'ingrandimento ci sono argomenti ricorrenti e altri meno conosciuti, da quello della morte, all'uso della parola nel pubblico e nel privato, alla lingua e alle sue particolarità, al vortice della scrittura che muove tra immediatezza e meditazione, alle piste didattiche, a una rilettura delle magie, seduzioni e sortilegi del romanzo, alla rappresentazione del male in Satta e Dostoevskij, al riconoscimento del decimo capitolo come di quello centrale, con il vero tema del libro: “la Colpa e la sua incerta assegnabilità”.Un volume che arricchisce l'ampia tradizione editoriale di Aipsa e dota di un altro pregevole contributo la critica su Salvatore Satta.

R. C.

 

* Tra vita e letteratura: la dialettica combinatoria di Primo Levi

 

BOLLETTINO '900 - Segnalazioni / A, febbraio 2001 

  • Valentina Serra: Resoconto sul Convegno "Esilio ed Ebraismo", Universita' di Cagliari, 20-22 Novembre 2000

 Anche la prof.ssa Angela Guiso ha dedicato il suo intervento ad uno scrittore italiano di origine ebraica, Primo Levi, ravvisando nella sua produzione, dagli scritti legati alla tragedia del lager a quelli che viceversa si riferiscono ad una vita "normale", alcuni procedimenti comuni finalizzati a comunicare sentimenti e immagini, riflessioni e concetti legati all'esigenza di una vita libera e uniti da un medesimo messaggio di liberta' e di condanna dell'oppressione. Primo Levi universalizzo' la sua esperienza personale affinche' divenisse messaggio autonomo, facendo derivare la sua dialettica da quella devastante esperienza del lager e consentendo comunque la riflessione su snodi fondamentali della cultura e della storia del Novecento.

 


* Tra vita e letteratura: la dialettica combinatoria di Primo Levi

 

Recensione in "Tra gli esili dell'altro",

 

           Ha- Keillah, Torino

             Rivista ebraica

 

           ° Maria Lucia Sancassano

 

Il motivo dell'ebraicità, ripercorso dallo scrittore in particolare nel paragrafo "La voce di Dio" in cui egli ci fa scoprire un Primo Levi teologo, offre la chiave d'interpretazione della tecnica narrativa adottata dallo scrittore in  "Tra vita e letteratura: La dialettica combinatoria in Primo Levi" di Angela Guiso, ultimo dei contributi contenuti nella sezione "Scrittura e coscienza letteraria". La tradizione ebraica che alimenta la scrittura di Levi rappresenta il nucleo ideologico su cui poggia il procedimento combinatorio di tutta la sua prosa. Il saggio di A. Guiso in quest'ottica è utile ad integrare con concrete esemplificazioni testuali le osservazioni di Calimani circa la dinamicità del rapporto tra oralità e scrittura nella cultura ebraica. Lo schema binario che contraddistingue la tèxnh leviana, nonchè la sua stessa Weltanschauung, rispecchia infatti una modalità di lettura del molteplice e del complesso specificamente propria dei commenti talmudici. I passi raccolti dall'autrice attestano l'esistenza, in Primo Levi, di un sincretismo aperto, in fieri, di matrice ebraica, lacerante, che sfocia in un "elogio del diverso", dell'elemento "impuro" della chimica intesa come fluido divenire delle cose, metafora della vita stessa. Analogamente alle contraddizioni e agli errori del Talmud, i quali "insegnano a ragionare", tale ibrido - che è dissenso - è essenziale, cita A. Guiso da "Zinco", "perché la ruota giri, perché la vita viva".

Un simile procedimento combinatorio di riordinamento del mondo si annienta d'altronde nell'"aberrazione dell'antinomia morale e logica, pianificata dal Lager". Tale pianificazione mira proprio all'annullamento della fluidità creata dalle continue "aggregazioni instabili" messe in moto dal "diverso"; in una prospettiva mostruosamente escatologica aspira all'eliminazione dell'"impuro", alla stasi finale - Endlosung come pace ultima - nella quale l'alterità in quanto tale è bandita per sempre dalla storia

 

* Grazia Deledda. Temi Luoghi Personaggi, IRIS, Nuoro

  • L’OSSERVATORE ROMANO, 5 agosto 2006

Terza Pagina

Angelo Mundula

 

Un recente libro racconta dell’impegno profuso da Grazia Deledda per far conoscere la sua terra natale

Un’instancabile “testimonial” del cuore segreto della Sardegna

 

Racconta Angela Guiso in un suo denso saggio su Grazia Deledda apparso nelle edizioni Iris "che la grande narratrice sarda fu anche una solerte, appassionata e certamente credibile promotrice di un movimento turistico qualificato verso la sua isola natale, che ella non si stancava mai di raccomandare ai suoi amici e ai suoi estimatori. La Sardegna, nei primi decenni del ‘900, era ancora una terra sconosciuta ai più, sebbene se ne sentisse parlare come di un’isola aspra e selvaggia, ma la Deledda non disdegnava certo di farsene paladina con quell’amore per la sua terra e la sua gente che andava via via riversando in tutta la sua copiosa opera narrativa. Non si lasciava sfuggire l’occasione «per farne conoscere la struttura arcaica ma eticamente salda – secondo quanto scriveva il grande penalista Gonario Pinna, amico della Deledda stessa – il tessuto sociale prevalentemente pastorale, le tradizioni popolari radicate nei secoli e straordinariamente interessanti – e si sa quanto la Deledda, amante del folklore, ne fosse appassionata – la vita insomma del popolo sardo e specialmente del pastore sardo».

Purtroppo era, allora, quest’ultima una identificazione inevitabile per la presenza, soprattutto in Barbagia, di un gran numero di pastori, di cui la Deledda ben conosceva vita, costumi e tradizioni, come del resto documentano quasi tutti i suoi romanzi ambientati nell’isola.

Scriveva all’avv. Giuseppe Pinna, padre di Gonario, nel giugno del 1901: «Onorevole amico, mi permetto presentare e raccomandare a Lei, come al più eletto rappresentante di Nuoro, il sig. Wilhelm Horstel, che viene in Sardegna incaricato da grandi giornali tedeschi di illustrare l’Isola nostra”. Precisava che l’Horstel è un egregio scrittore amatissimo dell’Italia, e viene in Sardegna animato da una vera simpatia per l’isola. Bisogna però aiutarlo nell’opera che egli si propone di fare, con il parlargli schiettamente dei nostri bisogni e dei nostri mali, senza lasciarlo cadere però nelle esagerazioni di tutti quelli che scrissero sulle cose nostre …»

Era il tempo, infatti, in cui si tendeva a colorare dei colori più foschi tutte le vicende, vere o presunte, di cui giungeva notizia al di là del mare, ma anche di cadere nell’eccesso opposto disegnando un’immagine della Sardegna assai più mitica che reale, con molte concessioni al fiabesco e al leggendario. C’era soprattutto il desiderio di riassumere la Sardegna in una formula. Una di queste (l’Isola del silenzio) valida per quei tempi le rimase appiccicata quasi fino a oggi.

Ma più erano in voga le formule, anch’esse molto resistenti, che tendevano a denigrare la Sardegna e i sardi e a sottolineare la presenza, nell’isola, di spietati banditi, peraltro presenti solo in alcune delimitate zone della Barbagia. Ma Orgosolo diventava facilmente il nome simbolo dell’isola, andando a fluire perfino per le sue gesta, nella prima pagina del New York Times.

La Sardegna aveva, a quel tempo, assai più nemici che amici. Una serie di inviati speciali (e ne vennero molti, in Sardegna, non sempre animati da buone intenzioni!) costruirono nel tempo l’immagine di una terra selvaggia percorsa in lungo e in largo da feroci, spietati briganti. E invece quella piccola scrittrice sarda raccomandava a tutti, con indomito amore, di venire in Sardegna, e proprio nella parte “malfamata” della Sardegna, nel “suo” nuorese, con animo sgombro da pregiudizi, con l’intenzione non di nuocere ma di conoscere.

Aveva ben capito, fra l’altro, assai prima che sorgesse la Costa Smeralda, che tanto richiamo turistico doveva esercitare nell’high society di mezzo mondo, che, per conoscere meglio la Sardegna, il suo cuore segreto, non bisognava seguire le mode del momento ma addentrarsi proprio lì, in quel suo entroterra nascosto per coglierne la dimensione più autentica.

Non è un caso che proprio Nuoro fosse sempre la meta degli scrittori invogliati dalla scrittrice a visitare la sua terra, da Semenov a Lawrence alla più recente scrittrice danese Marie Gamel Holten traduttrice della Deledda e autrice di Sardegna. Isola sconosciuta (quando già tanti la conoscevano).

Si deve dire, naturalmente, che la Deledda raccomandava l’isola non solo apertis verbis ma indirettamente con tutta la sua opera letteraria: e letterati, scrittori e giornalisti furono tentati di conoscere l’isola soprattutto per il suggestivo, fascinoso tramite della sua opera. Talvolta, incidentalmente, per avere conosciuto la scrittrice da qualche parte, magari in vacanza.

Così la conobbe Marino Moretti, che venne a trovarla anche a Nuoro. E scriveva Semenov già in viaggio verso l’isola. «… Ma la meta del mio viaggio era Nuoro, piccola città del centro dell’isola. Avevo diverse lettere di raccomandazione della scrittrice sarda Grazia Deledda per abitanti di quella città».

Insomma, molto prima che scoppiasse il boom della Costa Smeralda, e molti ne subissero il fascino e assai prima che la Sardegna conoscesse, insieme con il turismo d’èlite, come si diceva, un intenso e ricorrente turismo di massa, Grazia Deledda aveva capito che c’era un’altra Sardegna non meno bella, ove il turismo, anche se di montagna (per quelli che amano queste formule) poteva trovare le occasioni di un’esplorazione piena di fascino delle bellezze più riposte dell’isola.

 

(27 giugno 2006) 


  • IL CORRIERE DELLA SERA

Il Premio nazionale di letteratura e giornalismo Alghero Donna, giunto alla sua XII edizione, è stato assegnato a Grazia Livi per Lo sposo impaziente (Garzanti) nella sezione Prosa; a Fiorella Ferruzzi per Prima che passi la poesia (Cuec) per la sezione Poesia; a Irene Pivetti per la sezione Giornalismo. Una targa speciale alla studiosa nuorese Angela Guiso per ricordare gli 80 anni dal Premio Nobel di Grazia Deledda. Il premio è patrocinato dagli assessorati alla cultura e al turismo della città di Alghero, ed è organizzato dal periodico di cultura «Salpare».

 

 Pagina 45

 

* Il pasto di Polifemo. "Il pre-potere dell'io fagico" in Gonzalo- Gadda

  • ITALICA, Toronto University, Anno 2007 - N.2-3 - Pag. 309-322

- "L'egoista" non è soltanto il titolo di un dialogo presente nella raccolta "I viaggi, la morte", ma piuttosto una cifra profonda di molti personaggi delineati da Gadda, a partire dal Gonzalo de "La cognizione del dolore". Altrettanti 'alter ego' dell'autore, che tendono a fare dell''amor sui' l'autentico centro del mondo. Spasmodica concentrazione di forza centripeta, che rischia di destinare il soggetto all'implosione, fino a sfiorare la 'ciclopica' autoreferenzialità di Polifemo.

 

* Il compromesso della modernità: la scrittura di Daniele Del Giudice tra attualità e tradizione.

 

BOLLETTINO '900 - Segnalazioni/A, ottobre 2008

  • Monica Jansen, Inge Lanslots 

Resoconto del Convegno:*New Authors/Auteurs: into the New Millennium*

(The University of Salford, UK,27-28 giugno 2008)

 

Anche se l'ultimo testo narrativo di Daniele Del Giudice e' stato pubblicato prima del nuovo millennio, Angela Guiso (Universita' di Cagliari) dimostra che i racconti di *Mania* fanno parte integrante della svolta epocale del postmoderno.

Basandosi sulla teoria di Giuseppe Petronio, Guiso sostiene che nel caso di Del Giudice si tratta piuttosto di modernita' concepita come il luogo in cui si compone il postmoderno senza perdere la valenza etica del moderno. Anche se le tematiche trattate nei racconti si ricollegano al postmoderno (virtualità digitale in*Evil@live*, parodia del giallo in *L'orecchio assoluto*), l'autore non abbandona mai il suo impegno verso la realta'.

 

 

* Grazia Deledda. Temi Luoghi Personaggi

 

www.michelamurgia.com

  •  Michela Murgia 

(dalla Prefazione a Il nostro padrone di Grazia Deledda, Ilisso Edizioni)

 

...In questa efficace rilettura non sono tanto Verga e D’Annunzio i parametri assunti per capire la straordinarietà deleddiana, ma voci insospettabili come quella di Emily Brontë, nella cui opera (e biografia) la studiosa Angela Guiso ha portato alla luce gli elementi di sorellanza più stretta con la scrittrice barbaricina, con la quale forse non a caso la Brontë ha per molto tempo condiviso il medesimo destino di snobistica emarginazione critica. La Guiso (nota 1) ha evidenziato con efficacia la comunanza di elementi narrativi, di cui la nuorese in Italia è stata anticipatrice ben prima che altri vi costruissero sopra la loro fortuna letteraria. Tra questi c’è per esempio il rapporto di ispirazione e identificazione che per entrambe costituì la Natura. Scrive in merito la Guiso: «I luoghi delle scrittrici dunque non perdono, semmai potenziano, lo statuto di autenticità pur nella rivisitazione poetica. Basti leggere cos’è il Monte per Grazia/Cosima – per di più in riferimento alla scrittura – per riconoscere la medesima necessità di costruire poeticamente quella Home Land di cui si è fatto cenno, circuito in cui si muovono sia la Brontë nei personaggi del suo romanzo, sia la Deledda».

 *  Novelistic doubling/ideological unity in the narrative of Grazia Deledda.

 

145  ITALIAN CULTURE, Vol. XXVII No. 2, September, 2009

 -  The Challenge of Modernity: Essays on Grazia Deledda. Edited by Sharon Wood. Leicester:Troubadour. 2007

  • Darby Tench, University of New Hampshire

BOOK REVIEWS

 

Such broad-based analysis is also adopted by Angela Guiso in “Novelistic doubling/ideological unity in the narrative of Grazia Deledda.” Guiso explores parallel narrative structures in Cenere (1904) and L’ombra del passato (1907). Noting that both novels begin with the adoption of a child, Guiso then changes tack and examines the inverted structure andcomposition of the novels. Finally, she shows that this doubling of the plot(s) is characteristic of other novels by Deledda. The notion that doubling in one novel is related to the doubling, or inversion, or specular unfolding, in another is an original and intriguing idea, and Guiso’s treatment of what she calls the “doubled text” is provocative.

 

* Novelistic doubling/ideological unity in the narrative of Grazia Deledda

 

JOURNAL OF MODERN STUDIES, 2009 

  • Silvia Valisa, Florida State University

BOOK REVIEWS

 

(In "Novelistic doubling/ideological unity in the narrative of Grazia Deledda") Angela Guiso examines Deledda as a skillful author whose operations of novelistic doubling (the presence of similar characters in different novels, such as the character of Lia in  Canne al vento and Nel deserto, who disappears in the former to become the protagonist of the latter) predicts Deledda's "substantial ideological organicity" (p. 137).

 

 

* Il doppio segno della scrittura. Deledda e oltre

 

La Nuova Sardegna, 16 novembre 2012

 

- Grazia Deledda liberata dalla gabbia del naturalismo

La scrittrice nuorese nella dimensione novecentesca della cultura della negatività

  •  Paola Pittalis

Negli ultimi anni, a partire dall'anniversario del Nobel, si è aperta una felice e complessa stagione della critica deleddiana, che colloca l'autrice, sulla quale si pensava che tutto ormai fosse stato scritto, in una rete di prospettive inedite.

È appena uscita l'interessante raccolta di saggi di Angela Guiso, nuorese, conosciuta per le frequentazioni critiche, oltre che di Deledda, di Gadda, Primo Levi, Consolo, Del Giudice, Pirandello, Salvatore Satta e Maria Giacobbe: "Il doppio segno della scrittura. Deledda e oltre" con una bella presentazione di Sandro Maxia. Il volume inaugura la sezione saggistica della nuova collana femminil di Carlo Delfino "La voce delle Muse" .

La suggestione del titolo scelto per il libro deriva dalla felice ambiguità della parola "oltre" che richiama la dimensione del simbolico e dell'inconscio, cifra di tante opere di Deledda, e, insieme, pone l'accento sul "narrare successivo" a Deledda, un "oltre" letterario che ha illustri rappresentanti in Salvatore Satta e Maria Giacobbe.

Sandro Maxia, nella sua illuminante presentazione, individua un elemento di novità nella scelta da parte di Guiso di entrare nell'universo artistico di Deledda attraverso un "ingresso laterale", le novelle, numerosissime e spesso felici, che inseriscono la scrittrice fra i grandi novellatori italiani del novecento, da Gabriele D'Annunzio a Luigi Pirandello, da Federigo Tozzi ad Aldo Palazzeschi, da Dino Buzzati ad Alberto Moravia.

In particolare Guiso prende in considerazione alcune novelle della raccolta "Il bacio del gobbino", del 1930: il delicato apologo del povero gobbino innamorato della bella Rachele, che si uccide per espiare la colpa di un amore mostruoso, e l'apologo drammatico de "La leggenda di Aprile", il cui protagonista si lascia morire dopo avere scoperto la natura incestuosa dell'amore per la madre, e il mistero tragico de "Il sicario" un uomo che, su mandato, vendica le offese di persone che si rivolgono a lui e, per una fatalità del destino, viene punito per l'unico delitto che sceglie di non commettere. Infine il trasparente mito orfico de "La casa del poeta" che contiene, nella sua contiguità a "Cosima", l'idea della forza rigeneratrice della poesia.

In questi testi compare il tema del "confine": nella sua connotazione etica, al di là di quella spaziale, nel senso di limite, di divieto posto lì per essere violato. Ed anche nel senso di ciò che è "oltre", quindi di "oltranza" e di "oltraggio". Dalle novelle ai grandi romanzi, "Elias Portolu" e "La madre", nei quali è violato il divieto dell'incesto, l'amore proibito fra cognati e l'amore del prete per la donna bella e sola. E, insieme, l'archetipo del "capro espiatorio", del pharmakos, vittima innocente che espia il male universale: con la morte (il bambino di Maddalena, in "Elias Portolu", e della madre del sacerdote ne "La Madre"), con la malattia (il male misterioso che affligge Jorgi Nieddu, in "Colombi e sparvieri"). E ancora il doppio, l'estrema porosità del confine fra realtà psichiche diverse, alternanti e ambigue, spesso compresenti, in un gioco che inquieta e affascina: sempre in "Elias Portolu", Maddalena è insieme Maria e Lilith, nella sua oscillazione fra l'amore seduttivo per il cognato e il pentimento. La lettura di Angela Guiso liquida in modo definitivo la tendenza della critica tradizionale, del resto già in crisi, a collocare Deledda nell'area letteraria del naturalismo o del decadentismo per chiamarla alla dimensione novecentesca degli archetipi mitici e mostrarne la consonanza con la dimensione del simbolico e dell'inconscio. Sfruttando le suggestioni critiche che le derivano dalla Scuola di Tartu, in particolare dalla lezione di Lotman, ibridata con le tesi di Northop Frye, che interpreta la letteratura attraverso una teoria degli archetipi di ispirazione junghiana.

Nel capitolo "Donne doppie oltre confine", Guiso sposta lo sguardo su Maria Giacobbe, a Deledda legata dal filo rosso di una sottile continuità. Nuovi scenari sociali e culturali (Danimarca, secondo Novecento), disegnano nuovi stili letterari: se l'universo di Deledda si colloca fra i poli manichei del bene e del male, del giusto e dell'ingiusto, il mondo di Giacobbe è attraversato da nuovi imperativi e da stimoli contradditori che suscitano molteplici risposte. In "Chiamalo pure amore" quattro donne di età diversa, Chantal, Odette, Dolores e Cecilie raccontano la loro storia sopra suoli differenti d'Europa e in epoche differenti: la fedeltà e il tradimento, l'amore e l'odio. In un gioco di specchi molteplice (il doppio del doppio), che diventa icona della modernità. Il primo dei due saggi dedicati a Salvatore Satta ha per titolo, sul filo di una continuità discontinua, "L'alternativa al 'doppio': la città senza 'civitas'": al centro la Nuoro dell'universo sattiano ("questo triste paese nel quale gli era toccato vivere, che era indifferente a tutto, che aveva accettato le spoliazioni di cui egli era rimasto vittima, dormiva un sonno secolare, era un paese per modo di dire, perché paese è quello dove esiste un prossimo, non quello dove ciascuno vive la sua apparenza di vita, nelle case chiuse come fortilizi e alla farmacia o al caffè. Il solo punto d'incontro è il cimitero"). In questo paese inesistente, dove ogni forma di comunicazione vera è negata, il patto comunicativo è sancito da strumenti irrituali: i "silenziosi conversari" con gli sguardi (di Ludovico e Celestina, di Priamo e Franceschina) e "il riso beffardo". Cori beffardi, privi di umana pietà, senza la risoluzione del riso liberatorio, felicemente condiviso, esplodono nei luoghi destinati a una socializzazione negata (la strada, la piazza, il caffè Tettamanzi), non escludono nessuno, accentuando il solco dell'incomunicabilità fra chi schernisce e chi è schernito, in una società che rafforza se stessa attraverso l'irrisione.

Libro denso e non facile: per la complessità dei richiami critici e letterari. Lettrice attenta e indocile, tenace ed esuberante, Guiso si abbandona a felici intuizioni alle quali cerca, e trova, radici nella concretezza dei testi esaminati. Non chiude il lettore dentro una tesi critica, ma apre nuovi spazi alla fantasia, dimostrando che il testo letterario è un mondo che possiamo esplorare con domande sempre nuove.

 

* La montagna e l'isola: intersezioni iconiche nella narrativa di Primo Levi

 

@DDURUDDURU La Nuova Sardegna

  • Luciano Piras

- Italica, oltre ogni mare

Postato in donne, personaggi, riviste il 7 ottobre, 2013

 

                                                                 A proposito di donne, di talenti e di nuoresi…

 

C’è una rivista, Italica, il prestigioso Journal of the American Association of Teachers of Italian, trimestrale di Italianistica, della Toronto University, riferimento sicuro di numerosi studiosi e accademici di caratura internazionale.

 E c’è una critica letteraria nuorese, Angela Guiso, autrice di diversi saggi, firma preziosa delle pagine culturali dell’Unione Sarda. Studiosa che supera ogni confine, ogni mare attorno alla Sardegna, e approda tra i luminari della University of California-Berkeley piuttosto che della Missouri-Columbia o di Cambridge o del Wisconsin-Madison…

 In mezzo, tra Nugòro e Toronto, c’è nientepopodimeno che… Primo Levi. O meglio: un suo racconto giovanile che parla di Bacu Abis.

 Guiso, infatti, firma un preziosissimo saggio che passa allo scandaglio un’opera firmata dallo scrittore-chimico piemontese quando ancora non aveva subito sulla propria pelle l’orrore di Auschwitz. La montagna e l’isola: intersezioni iconiche nella narrativa di Primo Levi è il titolo del contributo della critica letteraria nuorese pubblicato su Italica. Il terzo volume del 2013, luglio-settembre, curato da Paola Zito.

 Angela Guiso (al suo terzo saggio su Primo Levi) focalizza l’attenzione sulla Sardegna descritta da Levi nel racconto Piombo, esordio letterario, insieme con Mercurio, datato 1941. Il futuro autore del capolavoro Se questo è un uomo aveva allora 22 anni. «A partire da Piombo e da Mercurio, i racconti che segnano gli esordi letterari di Primo Levi – si legge nella nota introduttiva di Italica -, l’autrice ne esamina la dimensione “liminare” tra mito e storia, autentica ipostasi metatemporale, non suscettibile di evoluzione né soggetta alla categoria del “progresso”. Lo scenario concerne un luogo dell’anima, che tesaurizza ricchezze sepolte e segreti insondabili, nella cui cifra si intravede il presagio di sciagure fatali. Una scrittura in bilico sull’orlo dell’abisso, come gli imminenti eventi bellici eloquentemente dimostreranno».

Tag:angela guiso, italica, primo levi

 

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  • Il Messaggero Sardo     Agosto 2006

I temi, i luoghi e i personaggi di Grazia Deledda

  

Il 2006 è l’anno in cui si commemorano date importanti della biografia di Grazia Deledda, ma è anche l’occasione per riconsiderare il ruolo che la scrittrice occupa nella letteratura italiana e mondiale. Proprio da questo presupposto muove il libro “Grazia Deledda. Temi Luoghi Personaggi”, edito dalla casa editrice IRIS, di Oliena, che la saggista Angela Guiso ha dedicato all’opera dell’intellettuale sarda. Nuorese come lei, non nuova ad interventi sulla narrativa della sua conterranea, avendo pubblicato un saggio sul “Doppio” e le recenti prefazioni ai romanzi “L’ombra del passato” e “Nel deserto”, oltre ad aver partecipato a vari convegni, la Guiso è profonda conoscitrice dell’opera e dell’ambiente nel quale la Deledda si è formata, come afferma nella Prefazione al saggio una studiosa di fama internazionale come Martha King. Fin dall’inizio appare chiara la distanza dalla critica di vecchio stampo che ha voluto vedere solo alcuni aspetti della monumentale produzione deleddiana. In questa ottica, infatti, l’autrice ha riconsiderato la straordinaria capacità dell’intellettuale sardadi anticipare tematiche che pure hanno reso noti altri protagonisti della scena letteraria; ne ha ricostruito con procedure scientifiche le innovazioni, ha posto la scrittrice accanto ad altre donne straordinarie come Emily Brontë.

Chi ha pensato che Deledda volesse solo dire una certa Sardegna arcaica non ha, viceversa, colto la complessità della sua opera e il grande ventaglio di soluzioni narrative e di personaggi. In ogni caso l’analisi conferma la sua forte identità culturale che,anzi, traspare nella prassi del confronto.

Relativamente alla Religiosità, per esempio, la Guiso istituisce un parallelismo con Dostoevskij, mentre per la Malattia la saggista dimostra soluzioni all’avanguardia, che pongono la Deledda accanto a Italo Svevo. Insomma, la scrittrice conosceva e praticava tematiche che hanno reso più famosi altri intellettuali: a lei è stato spesso attribuito un regionalismo asfittico e di scarso spessore.

Per questo il saggio si costituisce come importante contributo e impulso a rinnovati studi deleddiani, con l’obiettivo di concorrere a renderne universale la sensibilità e le risoluzioni artistiche. Vengono pertanto indagate la Malattia, la Donna, la Religione, e non solo. Accanto ad esse si pongono il senso dello Spazio, geografico e dell’anima, e la Scrittura. Categorie come il dentro e il fuori vengono sostituite dal vicino e lontano, e in questa nuova dimensione i Monti smettono d’essere il baluardo che chiude l’orizzonte, che soffoca la curiosità di sapere cosa c’è oltre. Non più la rappresentazione di una Sardegna montuosa con la paura dell’immenso che incombe, non più la lontananza dal mare. Nella Barbagia di Grazia Deledda, secondo la Guiso, i monti diventano liquidi, ondeggianti, azzurri come il mare che circonda l’isola. Sono il Sogno che si avvera. Sono monti fratelli che la scrittrice vede dall’Ortobene e descrive, nomina, ama. Per alcune straordinarie risoluzioni metamorfiche essi diventano mare, ma anche fiume e stagno in un singolare recupero identitario che unisce in modo indissolubile caratteri fisici e antropologici. In questa dimensione i monti sono il varco che apre verso il futuro. Accanto a queste tematiche compaiono nel libro una serie di notizie relative alle amicizie della scrittrice e alla sua visione dei mondo. Ed ecco riemergere figure ingiustamente dimenticate, gli scrittori stranieri, russi e polacchi per esempio, che accoglieva nel salotto romano e dunque le amicizie che la scrittrice stringeva quando si trovava lontana dalla sua Isola nell’idea di fame conoscere bellezze e caratteri originali.

Con quest’opera si tenta, dunque, di rileggere non solo la scrittrice ma anche la donna per ricomporre la sua testimonianza umana e letteraria dentro la più vasta cornice della letteratura femminile di fama mondiale.

 

*Grazia Deledda. Temi Luoghi Personaggi"

 

Istituto Superiore Regionale Etnografico Logo Regione Autonoma della Sardegna 

Particolare della locandina Grazia Deledda & Emily Brontë

FIAMME DEL PARADISO

18 giugno 2010, ore 21,

Museo Deleddiano Casa Natale di Grazia Deledda, Nuoro

 

INGRESSO LIBERO

 

Venerdì 18 giugno 2010, alle ore 21, presso il Museo Deleddiano Casa Natale di Grazia Deledda a Nuoro, si terrà lo spettacolo “Grazia Deledda & Emily Brontë FIAMME DEL PARADISO”, realizzato da Il crogiuolo per l'Istituto Superiore Etnografico della Sardegna, che è anche coproduttore dello spettacolo.

Lo spettacolo, progetto di Rita Atzeri, testo e regia di Clara Murtas, è interpretato da Clara Murtas (Grazia Deledda), Rita Atzeri (Emily Brontë ) e dal danzatore Franco Casu. Firma la colonna sonora Giuseppe Baldino. Impianto scenico e costumi sono di Marco Nateri. Il disegno luci è realizzato da Marco Veloce e Giampietro Guttuso.

 

L'ingresso è libero.

  • Compagnia teatrale "Il crogiuolo"

"E’ doveroso premettere che all’origine di questo lavoro si trova la lettura del libro: Grazia Deledda, temi, luoghi, personaggi (ed. Iris, 2005). In questo saggio, nel capitolo dedicato al ruolo che la scrittura ebbe nella biografia della scrittrice nuorese, Angela Guiso traccia un parallelo tra Grazia Deledda ed Emily Brontë.

Molti sono gli elementi analizzati con acume critico in questo saggio; ma in primo luogo, qui si sottolinea il valore salvifico della cultura e della conoscenza nella vita e nelle opere delle due scrittrici, mentre il percorso - quasi complementare, e senz’altro differente - di Fiamme del Paradiso, ruota intorno al desiderio, comune alle due autrici, di innalzarsi spiritualmente senza perdere l’aderenza alla “terra”.

Grazia Deledda (Nuoro nel 1871 Roma 1936) ed Emily Brontë (Thornton 1818 Haworth 1848) nacquero, com’è noto, in due isole molto lontane tra loro: la Sardegna e l’Inghilterra; vissero nel “cuore” di queste isole – la Barbagia e lo Yorkshire - terre ventose, solitarie e affascinanti.

Nutrite dai cupi racconti di sangue, folletti e fate narrati dalle governanti, dotate di una potente forza immaginativa, furono entrambe poetesse precoci, con una perturbante capacità di contemplare le zone d’ombra del sentire umano. Entrambe scrissero storie d’amore e di vendetta che suscitarono al loro tempo, per la crudezza del racconto, l’orrore e lo sdegno di molti dei loro lettori; estremamente determinate, con una mentalità assai avanzata rispetto alla loro epoca, si avventurarono verso le terre del sogno, incalzate e guidate dal loro geniale daimon" .

 

* La montagna e l'isola: intersezioni iconiche nella narrativa di Primo Levi

 

L'Unione Sarda Cultura21/07/2013

 

L'Icnusa di Levi, il cuore è Bacu Abis

 

  • Maria Paola Masala

 

C'è un luogo tra mito e storia, una terra “dove crescono le palme e si condensa il sale”: l'isola di Icnusa (senza acca, come in “Mirabilia” dello Pseudo Aristotele). Qui Rodmund, antico cavatore di piombo venuto da lontano, decide finalmente di mettere fine al suo viaggio verso il Sud. Qui, a Bacu Abis, presso il ruscello delle api selvatiche, costruirà un villaggio e farà nascere suo figlio. E col figlio, una nuova umanità. Questo luogo ameno, questo Eden incontaminato, è la Sardegna inventata - che diventa sempre più vera man mano che ci si avvicina - descritta da Primo Levi in “Piombo”: il suo esordio letterario, insieme con “Mercurio”. Scritti entrambi nel 1941 (a soli 22 anni) e inseriti nel 1975 tra i ventuno racconti del “Sistema Periodico”, sono i soli che non contemplino in alcun modo l'universo del Lager, semplicemente perché lo precedono.

Il fascino della Icnusa leviana, “terra di roccia e di vento” che ha “l'aria piena di odori di erbe amari e selvaggi, e la gente sembra forte e semplice”, ritorna ora con tutta la sua forza utopistica nell'intenso saggio di Angela Guiso pubblicato da Italica, la prestigiosa rivista di Italianistica della Toronto University, nel terzo volume del numero 90 del 2013. “La montagna e l'isola-Intersezioni iconiche nella narrativa di Primo Levi”, è il titolo dell'originale lavoro della critica letteraria nuorese, collaboratrice delle pagine culturali del nostro giornale, che nutre per lo scrittore-chimico piemontese un grande amore: ha scelto questo racconto giovanile – spiega - perché parla di Sardegna, e mette insieme la predilezione dell'autore per montagne, isole e foci di fiumi. Un'eredità questa, che deriva a Levi dall'interesse per la letteratura coloniale: Melville, Conrad, Kipling, London, ma anche dalla lettura di un testo, “La guerre du feu” di Rosny, un grande precursore della letteratura fantascientifica. La natura “centaura”, meticcia, dell'autore - ci dice Guiso, al suo terzo studio sul Levi fantastico - vien fuori in maniera chiara già in questo racconto d'esordio, che comprende in nuce le sue passioni ma anche i temi della sua ricerca: il viaggio, l'alpinismo, l'arte combinatoria della chimica, l'immagine dell'homo faber, presente con Faussone nella “Chiave a stella”. Rodmund cavatore di piombo, è un costruttore, ed è curioso della vita e degli altri, pur sapendo di dover morire presto, o proprio per questo. C'è in questo racconto - e nell'evidenza che gli dà il lavoro di Guiso - l'istinto insopprimibile di arrivare in un luogo primigenio che è un'isola, anche se non contempla spiagge, ma montagne. Un luogo incontaminato e felice, che nelle colorite descrizioni dell'autore ci riporta al Dante della Commedia e al Virgilio delle Georgiche. Della poetica di Primo Levi - che nel 1941, quando scrisse “Piombo”, non conosceva né l'orrore dei campi di concentramento né la Sardegna, (visiterà Bacu Abis, con la moglie, solo nel 1973) - è presente in maniera forte, qui come in altre occasioni narrative, l'urgenza di individuare un'enclave del riscatto, per ricreare gli spazi di una nuova storia possibile.

 

  •  Maria Paola Masala

                                      Dalla luna ariostesca a Matrix. Linee di un percorso pirandelliano

Dalla luna ariostesca a Matrix. Linee di un percorso pirandelliano
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