Una volta è esistita la terra dove le donne erano libere e pari agli uomini, dove loro erano le dee ... dove, in tutte le rappresentazioni pubbliche occupavano posti privilegiati, liberamente e festosamente ornate; dove prendevano parte alle pratiche rituali e costituivano anche la gran massa delle sacerdotesse. Una terra dove esercitavano e promuovevano l'arte.

 

                                                                                     Christa Wolf, Premesse a Cassandra

Con Giovanni Carroni, il mio partner durante la serata di apertura del "Portale" della Casa di Salvatore Satta. Evento storico: 9 settembre 2017, ore 19. Foto di Tonino Frogheri

                                        9 settembre 2017: Apertura del Portale della casa di Salvatore Satta

13 luglio 2017 dialogo con Marcello Fois su "Quasi Grazia"

CONVEGNO su SEBASTIANO SATTA a 150 ANNI dalla NASCITA

                               La Donna Sarda

 

Grazia Deledda e oltre. Gli universi letterari di

 

                               Angela Guiso

 

autore di Federica Ginesu 4 agosto 2016

                           

L

a curiosità è la sua migliore qualità, le permette di immergersi nell'oltre e di indagare con la sua innovativa ricerca l'universo

letterario. Novella esploratrice di mondi, viaggiatrice instancabile attraverso pensiero e parola, la nuorese Angela Guiso è una

studiosa sarda apprezzata anche fuori dai confini dell'Isola.

Membro dell'American Association of Teachers of Italian, è docente di italiano e latino. Firma dell'Unione Sarda, saggista

prolifica- ha scritto 24 fra libri e saggi- è presidente del premio letterario intitolato a Salvatore Cambosu.


Si è calata nei meandri di Grazia Deledda mettendo in luce lati inusitati della grande scrittrice sarda, si è lasciata affascinare dalle

divagazioni e dai garbugli di Gadda, ha sondato l'anima di Primo Levi. Una vita, la sua, in cui pulsa la passione per il lavoro che l'ha portata

alla scoperta di sorellanze da esplicitare, tesori sepolti da ritrovare, testimonianze umane e letterarie a cui dare un nuovo respiro originale.

Con studio, devozione e amore.

Lei è un esempio di studiosa che si è costruita da sola, insegnando a scuola e contemporaneamente effettuando approfondimenti di alto respiro. Come si definirebbe?


Self made woman è il solo modo che ho di definirmi. Sono diventata critica letteraria confidando nelle mie forze, con passione e inesauribile

curiosità culturale. Penso siano state fondamentali anche tanta caparbietà e altrettanta determinazione. Non ho avuto alcuna facilitazione,

qualche rara volta l’appoggio disinteressato di persone che mi stimavano. Non ho mai ricoperto incarichi culturali su indicazioni di partito.

Non sono iscritta ad associazioni che mi avrebbero agevolato. Ho sempre cercato da me le occasioni che meglio corrispondevano ai miei

interessi, attraverso il confronto, preferibilmente fuori dalla Sardegna, in Italia ma soprattutto in convegni internazionali. L’ultimo mio saggio

su Maria Giacobbe, è stato tradotto in americano. Ne sono molto orgogliosa insieme all’altro, su Grazia Deledda, tradotto in inglese.

 
Lei è una delle massime esperte di Grazia Deledda. Come e perché ha deciso di sviscerare il mondo della grande scrittrice sarda?
Il mio interesse per Deledda - ometto sempre l’articolo determinativo per designare scrittrici o donne che abbiano ricoperto e ricoprono cariche, così come si fa per il genere maschile - è nato abbastanza tardi.

Il mio ingresso nel mondo deleddiano è stato, potrei dire, laterale. Tutto è iniziato dall’analisi di alcune novelle. Ho voluto sviscerarle in modo scientifico, una bella sfida. La lettura dei romanzi è avvenuta in parallelo, in qualche modo necessitata dal mio metodo comparato. Il primo romanzo letto è stato “La madre”, forse ancora adesso il mio preferito, più per un fatto sentimentale che di oggettiva valutazione artistica.
Ho studiato Grazia Deledda come faccio di solito: con molto rispetto. Non capisco chi ne scriva senza strumenti critici riconoscibili e credo che questo, secondo me, abbia nuociuto alla nostra grande scrittrice. Io continuo ancora a indagarla. La mia ultima scoperta, ovvero il “riconoscimento” tardivo del suo valore da parte di Gabriel Garcìa Marquez -uno scoop giornalistico- lo ritengo un notevole contributo al consolidamento della sua fama e comunque un atto dovuto.

Perché secondo lei la grande scrittrice nuorese non è stata celebrata finora in maniera adeguata. Esclusa dai programmi ministeriali fino a poco tempo fa. Quest'anno ricorrono gli 80 anni dalla morte e i 90 dal Nobel. Ci sono state delle iniziative commerciali e davvero poco altro. Perché non si fa niente sul fronte culturale?
Credo che, ancora prima di leggere i romanzi, sia importante leggere la sua biografia e molte lettere per conoscere la sua forte personalità, sapere della sua determinazione per apprezzarla meglio; conoscere le sue spiccate qualità manageriali, impensabili un tempo.
Il fatto che non si parli di lei, che venga esclusa dai programmi scolastici dipende in primo luogo da noi lettori adulti. Intanto nelle scuole in genere non si legge molto. Se ci fosse più spazio per la lettura penso si dovrebbe leggere un suo romanzo o delle novelle, ponendola, però sullo stesso piano degli altri autori. Senza farne un feticcio. Non è l'unica a essere trascurata. Non si legge Salvatore Satta, e non so se si legga Atzeni, per citare solo due autori nati in Sardegna.

alcune opere di Angela Guiso
 
Quali sono gli studi a cui tiene di più e quali sono gli scrittori che predilige oltre Grazia Deledda
Il mio autore cult è Carlo Emilio Gadda: ho letto quasi tutto. Una passionaccia. Amo anche Primo Levi su cui ho pubblicato quattro saggi, me ne manca uno per concludere la monografia che sogno. Ora è Salvatore Satta che mi ha totalmente affascinato e di cui sto curando un inedito sul quale lavoro da oltre un anno e mezzo. Per me un Grande. Lui è il mio cruccio. Grazia Deledda con tutti i colpevoli ritardi nei suoi confronti da parte della città in cui è nata, e in parte ha vissuto, ha una Casa Museo, di Satta non c'è neanche una tomba, a Nuoro, su cui deporre un fiore. La comunità dei lettori non può entrare nella sua abitazione, di proprietà della curia nuorese. La lastra di pietra sulla facciata della sua casa non è un dono comunitario, ma di un Club di servizio. Chi non ha mai letto Il Giorno del Giudizio di Satta e le altre opere letterarie non sa cosa perde. Le riflessioni sparse negli scritti giuridici, poi, sono quanto di più profondo ci sia. Per il resto ho scritto anche su Luigi Pirandello, Vincenzo Consolo, Daniele Del Giudice, Ennio Flaiano, Maria Giacobbe, Fois e altri. Anche i miei articoli giornalistici sono stati dedicati a tematiche quasi esclusivamente letterarie.

Qual è il rapporto con Nuoro che le ha dato i natali. Odio o amore?
Il mio rapporto con Nuoro? Vorrei fosse diversa, più dinamica collettivamente. Ci sono delle belle individualità ma non bastano. Vorrei che le iniziative in capo alla politica, parlo di quelle culturali, fossero originali, o meglio: ci fossero proprio. Mi interessa la vita culturale della città, ma ne riconosco, vivendoci, anche i difetti.
Personalmente non sono una profetessa in patria. Sorrido, neanche amaramente ormai, nel pensare che ho partecipato a molti convegni nazionali e internazionali e vengo ignorata per i convegni del posto dove sono nata. Ovviamente sono orgogliosa di quelli a cui ho partecipato, ci mancherebbe! Ma sono dispiaciuta più per chi a Nuoro non mi invita che per me.

Lei si definisce critica e non critico. Ci sono ancora reticenze nell'usare il linguaggio di genere? Cosa ne pensa e che messaggio vuole mandare
Sì sono una critica e non un critico. Credo che la lingua debba riflettere il cambio di ruolo della donna. Il discorso è cominciato nel 1987 con la linguista Alma Sabatini e ancora oggi fatichiamo a definire sindaca la donna che ricopre tale carica. Capisco poco i passatisti. Basti pensare al fatto che la chiesa cattolica, un’istituzione così monolitica, abbia definito Maria “avvocata nostra” da sempre. Credo però anche che, per questo mutamento, sia necessario aspettare l'uso dei termini al femminile nel linguaggio corrente.

Premio Letterario Nazionale Salvatore Cambosu
 
Si considera femminista?
Intanto non mi piacciono le etichette e poi la vita mi ha insegnato che chi si è definita femminista talvolta ha tradito il suo credo schiacciando altre donne, ne so qualcosa. Personalmente quando ho avuto bisogno di un sostegno, l’ho trovato indifferentemente in donne e uomini. Oggi, poi, ci sono molte teorie, molte sfaccettature per pensare di potersi “catalogare” facilmente. Sono piuttosto una decisa assertrice dei diritti civili. Se una donna, per esempio, viene discriminata nei posti di lavoro, ecco, lo ritengo un fatto molto grave che va combattuto decisamente. Ma vorrei che le donne avessero i ruoli che spettano loro esclusivamente attraverso il merito.

È anche presidente del Premio Cambosu. Che è importanza ha per lei?
Sono stata la responsabile e la presidente di giuria, oltre che giurata. È stato un compito molto difficile. Era la prima edizione nazionale del Premio, tutta da organizzare. Mi ha portato via molte energie. Lavorare nella mia Fondazione a volte non è stato facile, ma credo che la dialettica anche aspra faccia parte dei rapporti umani. Io poi sono molto pignola e, forse, pretendo che gli altri lo siano come me. In ogni caso ne ho ricavato grandi soddisfazioni. Ho avuto accanto una giuria splendida e di valore con cui ho avuto scambi di opinioni e culturali di alto profilo. Lavorare a un Premio in un piccolo paese come Orotelli è stata davvero una sfida. Una prova molto impegnativa.

Angela Guiso e Bianca Pitzorno
 
Cosa significa per lei essere una donna sarda?
Credo di essere una donna sarda che vive nel suo municipio e nel mondo, e porta fuori dall’isola sé stessa, e dentro l’isola il mondo che intravede, elabora e fa suo. Per me lo scambio culturale è vitale, la comparazione è necessaria. Sono diventata me stessa proprio in quanto ho saputo portare a sintesi le suggestioni della cultura sarda nella quale sono immersa e le aspirazioni del mondo altro. Sono come gli autori nati in Sardegna che studio, ma mi rispecchio anche negli autori che hanno cultura e sentimenti artistici diversi dai nostri. Un po’ qui e un po’ fuori. Anche Dessì aveva questa duplice caratteristica, anche Maria Giacobbe, anche Sergio Atzeni. Noi sardi ci completiamo nel rapporto con l’altro. Guai a chiudersi nella celebrazione del proprio microcosmo di cui dobbiamo rispettare le tradizioni ma senza farne un totem intoccabile.

 

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Provocazione da Nuoro
Il Corso diventi via Giorno del giudizio

Lunedì 07 Dicembre alle 19:02


Sulla pagina della cultura la bella provocazione di Angela Guiso: se a Milano c’è via Promessi Sposi, perché il corso Garibaldi di Nuoro non può essere via Giorno del giudizio?

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